Della Cultura e dell’Arte

di Daniela Piras

Si sente parlare di frequente dell’importanza della cultura e dell’arte in ogni campo.
C’è chi si riempie la bocca (e il portafogli) diffondendo ciò che rientra nel patrimonio culturale sardo come libri, articoli, musica, fotografie.

L’importanza di salvaguardare la cultura nel nostro territorio è fondamentale se non vogliamo trovarci, considerando anche la crisi profonda in cui ci siamo, ad occuparci solo ed esclusivamente di lavoro, di come mettere insieme il pranzo e la cena e di come far fronte alle spese necessarie per la sopravvivenza del corpo.

Per fortuna c’è l’arte che, come si dice “nutre lo spirito” e il nostro spirito ha bisogno costante di essere nutrito tale e quale a quello del nostro corpo.

Nonostante l’importanza dell’arte ci si imbatte spesso in persone con tanto di titoli di intellettuali – laureati – professori – esperti – giornalisti che, nonostante conoscano l’importanza delle produzioni artistiche di scrittori, pittori, fotografi, musicisti non credono che tali opere debbano essere pagate per finire nelle loro riviste.

Per riportare un esempio pratico: Per un fotografo non professionista, è già un passo avanti vedersi riconosciuto il talento e vedere pubblicata una sua foto in una rivista culturale, in quanto dà visibilità e allo stesso tempo incoraggia ad andare avanti nella propria passione e potenziale lavoro futuro. Poco male se non si ha, nell’immediato, una soddisfazione economica. Pubblicare foto nelle riviste è un modo per farsi conoscere.

Le foto di “Pinco Pallino” viste su internet, su articoli in riviste cartacee, su quotidiani locali, alla lunga acquisiranno valore e prima o poi susciteranno l’interesse di qualche editore, direttore di giornale che le vorrà nelle proprie pubblicazioni. Vorrà proprio le foto di Pinco Pallino, perché ha avuto modo di conoscerle e apprezzarle. E contatterà Pinco Pallino, commissionandogli, magari, dei servizi fotografici da realizzare per dei reportage. È qui che Pinco Pallino riceverà il primo riconoscimento in banconote e monete, non prima.

Per arrivare a questo di cosa abbiamo bisogno? Di responsabili di riviste cartacee e on line che utilizzino pure le foto, la musica, gli scritti di artisti esterni, ma che, come minimo, li citino. In questo modo anche il giornale stesso otterrà un’immagine più professionale, citando in uno spazio apposito, i nomi dei collaboratori esterni. In questo modo ci si trova in una sorta di intesa funzionale ad entrambi: “il mio giornale è migliore, grazie alla tua professionalità. Io ricambio facendoti pubblicità e facendo conoscere il tuo nome ai miei lettori”.

Parlando nello specifico della Sardegna, visto il risveglio, di cui siamo artefici e partecipi, della nostra identità culturale, considerando che sempre più spesso si fa attenzione alle tradizioni e si cerca di valorizzare gli aspetti storici anche delle piccole comunità, si dovrebbe diffondere la tendenza a riconoscere il valore degli artisti locali e cercare in ogni modo di stimolare la loro produzione artistica creando così opportunità di lavoro concrete a beneficio di tutta la Sardegna.

Tutto questo potrebbe andare in controtendenza a quella che è oggi l’industria editoriale o discografica italiana, che tende a sfruttare le produzioni intellettuali attraverso un principio di speculazione fine a se stesso che spesso niente ha a che vedere con l’arte reale.

Ci si imbatte spesso, invece, in pseudo intellettuali che non solo vogliono “usufruire” gratuitamente di opere artistiche per abbellire i loro giornali ma che addirittura pretendono di farlo in maniera totalmente gratuita senza nemmeno citare il nome dell’autore.

Questo è davvero vergognoso perché implica un egoismo latente e un opportunismo non da poco.

E, per finire, ci si trova davanti ad un paradosso. Gente che, pur di non riportare il nome dell’artista, pensa bene di “fare da sé”: del resto per essere fotografi basta avere una macchina fotografica, per essere scrittori basta avere un computer ed un programma di video scrittura e per essere musicisti basta avere uno strumento musicale.

È grazie ad individui così che la società non migliora, che ci sono artisti che non riescono a vivere dalle loro creazioni ma che devono avere un lavoro “collaterale”. Un lavoro che valga la pena di essere pagato.

Finché non cambierà questa mentalità la società non potrà crescere ed ambire ad essere migliore e “civile” nel senso ampio del termine.