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“Era lei a raccontarmi storie sempre diverse”, appuntamento con il Prefestival di Torre delle Storie

Il festival letterario “Torre delle Storie”, diretto da Matteo Porru, quest’anno giunto alla seconda edizione, prevede un‘importante novità: il prefestival, uno spazio dedicato a un tema centrale nella scrittura e nella narrativa sarda. L’incontro di quest’anno è incentrato sulla produzione femminile. Si intitola “Era lei a raccontarmi storie sempre diverse”, titolo che riprende una frase, non a caso, di una delle penne migliori del Novecento italiano, quella di Fernanda Pivano. Parteciperanno all’incontro Claudia Desogus (scrittrice), Chiara Miscali (semifinalista al Premio Campiello Giovani), Cecilia Parodi (scrittrice), Daniela Piras (giornalista e scrittrice), Alice Scalas Bianco (finalista al Premio Campiello Giovani) e Alessandra Sorcinelli (poetessa). L’appuntamento è online, martedì 20 luglio, alle 21, in diretta Facebook sulla pagina di Torre delle storie.

Il programma completo del Festival

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Mondo Eco- Festival di Letteratura – Sostenibilità Ecolologica Sociale e Culturale

In un momento in cui promuovere il proprio lavoro sembra quasi impossibile, sono molto felice di essere stata invitata a parlare del mio “Un modo semplice” alla prima edizione del Festival Mondo Eco, diretto dall’associazione Il Crogiuolo con la direzione artistica di Rita Atzeri.

Nel programma scrittori e personaggi televisivi come Filippo Solibello, Andrea Vianello, Flavio Soriga, Francesco Abate, Tessa Gelisio e tanti altri.

https://www.ilcrogiuolo.eu/mondo-eco/

Tempi ancora difficili, non semplici da sostenere. Nonostante tutto, Il crogiuolo vara la prima edizione del festival di letteratura MONDO ECO, dedicato proprio alla sostenibilità ecologica, sociale e culturale, organizzato con la direzione artistica di Rita Atzeri e con il sostegno
dell’Assessorato alla Cultura (Servizio beni librari) della Regione Sardegna. Un progetto articolato, con un programma nutrito, e un calendario serrato, dal 14 novembre al 20 dicembre, che prevede incontri con autori di levatura nazionale e regionale (in modalità on line, nel totale
rispetto delle disposizioni anti-Covid vigenti, fino al 3 dicembre), laboratori di scrittura creativa, con la Scuola Holden, e canto, appuntamenti di animazione alla lettura che coinvolgono, in diverse aree della Sardegna, luoghi chiave della cultura e dell’istruzione come scuole e biblioteche, della cura, come ospedali e case di riposo, del recupero sociale, come il carcere. Importante per il festival la rete di collaborazioni che si è andata costituendo, con enti, istituzioni, associazioni, di volontariato, culturali e di spettacolo, festival letterari, i Sistemi Bibliotecari Monte Claro (Città Metropolitana di Cagliari), del Nord Ogliastra, Làdiris (Selargius, Quartucciu, Quartu), Bibliomedia (Assemini, Elmas, Decimomannu, Decimoputzu). Mediapartner di progetto del festival sono Eja tv e Radio X.

Mondo Eco, avendo come obiettivo primario la promozione della lettura, intende stimolare l’attenzione verso temi di stretta attualità, come, in questa prima edizione, quello della Sostenibilità, fattore determinante per il futuro della vita sul nostro pianeta, negli ultimi anni oggetto di interesse e discussione a livello mondiale, che il festival vuole indagare e declinare con l’aiuto della letteratura. Il crogiuolo, dopo oltre trent’anni di attività nel mondo del teatro e degli eventi culturali, ha deciso di investire su una rassegna originale, con una variegata rete di partner e con l’ambizione di diventare il primo festival letterario sardo dedicato alla Sostenibilità. I temi cambieranno di edizione in edizione: per quest’anno le parole chiave saranno “sostenibilità ambientale”, “economica”, “sociale” e “della comunicazione”.

Un festival “territoriale”, che abbraccia diversi luoghi, con la finalità di dislocare le sue attività e diffondere il più possibile i suoi contenuti. Non casualmente gli eventi, al netto della situazione determinata dall’emergenza sanitaria, coinvolgono città come Cagliari e Sassari e altri centri meno grandi dell’Isola, con lo scopo non secondario di aiutare i piccoli paesi ad affrontare il grave problema dello spopolamento.

“Mondo Eco nasce dall’esigenza di raccogliere quelle riflessioni e quelle esperienze, siano esse in ambito letterario o saggistico, che consentano di consolidare ed estendere la coscienza della imprescindibilità del concetto di ‘sostenibilità’ in tutte le forme del vivere, perché il nostro pianeta arresti quel processo che lo candida alla morte certa”, sottolinea Rita Atzeri, direttrice artistica del Crogiuolo e del festival. “Siamo pienamente convinti che ognuno, piccolo o grande che sia, debba fare la sua parte e siamo altrettanto convinti che la letteratura, il teatro, l’arte in genere, possano essere il migliore volano per raggiungere la coscienza collettiva”. E ancora: “Mondo Eco declina il concetto di sostenibilità in tutti gli ambiti del vivere. Parliamo di sostenibilità ecologica, politica, culturale e sociale, perché sono aspetti fortemente interconnessi. Le scelte politiche – conclude Atzeri – possono tutelare o distruggere un ambiente naturale, e in questi mesi abbiamo avuto esempi dissennati in piccola e larga scala: abbiamo visto bruciare l’Amazzonia, con la complicità del governo brasiliano, e vediamo scomparire gli alberi nelle nostre città, Cagliari inclusa”.

L’11 dicembre Daniela Piras, scrittrice sassarese, laureata in Scienze della Comunicazione e Giornalismo, parlerà nella Biblioteca Satta di Nuoro del suo libro Un modo semplice. Sostenibilità della violenza di coppia (Talos edizioni).

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Sulcis Iglesiente – L’altro lato della bellezza

Foto di corredo all’articolo apparso su PesaSardigna giovedì 18 giugno.

Iglesias: sotto il marketing turistico un territorio in abbandono

Il comune di Iglesias ha promosso una campagna turistica decisamente discutibile (a cominciare dallo slogan, Iglesias CI PRAXIRI), scritto senza rispettare alcuna norma linguistica del sardo. Alle critiche costruttive di esperti il sindaco Mauro Usai ha subito risposto piccato con un post social:
“Ha un suono più dolce e pronunciabile per il turista rispetto alla forma corretta, per i turisti, non per i puristi”. In un secondo tempo ha rincarato la dose sostenendo che “il mondo indipendsovransardista” complotta contro il comune .

Qualche giorno fa la scrittrice e giornalista Daniela Piras si è recata proprio in quel territorio e ha documentato una situazione di grave abbandono. Ha scritto agli organi competenti ma non ha ricevuto alcuna risposta.

Pubblichiamo l’articolo di Daniela Piras e aggiungiamo che no signor sindaco, no nos piaghet pro nudda custa cosa!

p.s. la lingua ha le sue regole e di norma gli inglesi, i francesi e gli italiani (per fare alcuni esempi) non parlano la loro lingua adattandola ai gusti dei turisti..

di Daniela Piras
Dopo la chiusura di tutte le attività dovuta all’emergenza sanitaria dei mesi scorsi, la situazione turistica in Sardegna appare ancora precaria. Le acrobazie prestigiatrici che hanno mimato i cambi di rotta del presidente della Regione Solinas riguardo la procedura da seguire per riaprire l’ingresso ai turisti sono state accompagnate da polemiche che hanno visto esprimersi giornalisti, importanti sindaci oltre mare, albergatori e non solo: tutti eravamo interessati e coinvolti in qualche modo nelle sorti dell’imminente stagione.

Nel mezzo di polemiche e discussioni varie, capita che, a fine maggio, mi ritrovo a fare un’escursione nella zona del Sulcis iglesiente, con mascherina e gel a seguito. Ciò che mi si para davanti è una situazione che mi preme segnalare, tramite e-mail certificata, al comune di Iglesias. Ad oggi, 18 giugno, non ottengo nessuna risposta dagli uffici preposti. All’indifferenza e all’abbandono di alcuni luoghi segue l’indifferenza degli uffici preposti. Ci ritroviamo, in Sardegna, nella nota situazione che porta ad inveire contro chiunque esprima, dall’esterno, una critica alla nostra isola. In tali casi assistiamo a un vero e proprio sciorinamento di tutto ciò che ha reso la nostra terra importante: a partire dalla civiltà nuragica per finire alla bontà dei nostri formaggi e della “nostra” birra Ichnusa.

Capita così che certe segnalazioni non siano degne di nota, forse perché a farle non sono noti intellettuali arrivati dal continente con occhio critico e attento, a cui viene riconosciuta un’autorità e ai quali si tende a guardare dal basso.

Riporto qui quanto scritto al comune di Iglesias nella mattinata del primo giugno:

«Buongiorno. Vi scrivo per segnalarvi la situazione di trascuratezza ed evidente abbandono in cui si trovano le frazioni di Nebida e di Masua, in cui sono stata ieri, domenica 31 maggio.
A fare da contrasto allo splendido panorama e alle bellezze naturali – offerte gratuitamente dalla Natura – ci sono cumuli di immondizie, sia nel centro abitato che nella spiaggia di Masua (dove non c’è ombra nemmeno di un cassonetto) e situazioni di degrado. Il piccolo market della via di passaggio di Nebida pare un negozio fantasma: solo le indicazioni sulle norme di ingresso relative al Covid19 fanno capire che sia ancora aperto.
Mascherine e guanti infestano la via, insieme a cartacce, plastica, immondizia di vario genere, persino nelle aiuole pubbliche che si affacciano sul panorama. Nella spiaggia di Masua un’orrenda cisterna appare, imponente, appena scesi dall’auto, in cima al bar della spiaggia: come è possibile che un luogo di cotanta bellezza, che attira turisti da ogni parte del mondo, sia così trascurato?
Vi scrivo non per fare una semplice polemica (in tal caso avrei inviato tutto a qualche rivista isolana o avrei scritto un post sui Social), ma per chiedervi il motivo di questo abbandono: è davvero un grande peccato che lo sguardo sia costretto a fare lo slalom tra un panorama mozzafiato e un accumulo di cartacce ed erbacce.
Verificate questa situazione, per favore.

Ps: Vi invio in allegato le immagini che testimoniano il tutto.

Grazie.
Cordiali saluti.»

Non si è meritevoli di risposta quando non si scrive da una testata che possa determinare un oscillamento delle prenotazioni negli alberghi dell’isola? Non si è meritevoli di risposta quando si prova a chiedere educatamente spiegazioni riguardo un degrado che danneggia tutti, residenti e non? Mi chiedo cosa sarebbe successo se queste stesse righe fossero state pubblicate da Massimo Fini sul “Fatto Quotidiano”? Esiste forse un patto di non belligeranza implicito, tra noi sardi? È un accordo che prevede di voltare lo sguardo dalla parte opposta di quella dove giacciono le cicche nascoste tra i cespugli? E se cominciassimo ad indignarci veramente? Se il tanto decantato amore per la propria terra si risvegliasse anche davanti a spettacoli del genere, senza aspettare la spinta che porta soltanto ad insultare il prossimo (con nome e cognome) sui Social? Forse se smettessimo di girarci dall’altra parte, quando vediamo simili spettacoli, qualcosa potrebbe iniziare a cambiare, piano piano. Perché gli strumenti li abbiamo. Ad immortalare il solito tramonto sulla spiaggia siamo capaci tutti, magari aggiungendo l’hashtag “Per paradiso Dio intendeva Sardegna”, ma la macchina fotografica può essere usata anche per segnalare certe situazioni, perché finché certe cose saranno considerate normali nulla mai potrà cambiare. La questione è emblematica, e non si esaurisce con un accumulo di mondezza.

È la metafora dell’ignavia politica. Non fare niente per cambiare le cose, non esprimersi, non parteggiare, non rendersi attivi, non votare. E dopo lamentarsi attraverso i Social da sotto la nostra copertina trapuntata.

2020 La Tv del futuro (o forse no)

La tv del 2020, visionata esclusivamente da chi non è a conoscenza di altri strumenti di svago o da chi si trova temporaneamente impossibilitato ad usufruirne, come nel caso di chi scrive, è un palco dove gli attori sembra non facciano altro che cercare di intimorire chi li guarda.
Durante le proiezioni mattutine, si passa da trasmissioni informative con ambizioni di intrattenimento in cui chi conduce cerca di rendere interessanti le manovre da compiere per sanificare l’auto, a cui seguono malcapitati che raccontano come gli sono stati sottratti dal conto corrente 10000 euro tramite una telefonata di un hacker che ha fatto installare loro una app per ottenere il controllo in remoto dei loro smartphone. Denunciare tramite la tv le truffe di cui si è vittima non serve ad altro che a far conoscere il rischio a chi ascolta, rendendo la vittima celebre per pochi minuti. La frase che si sente più spesso è “speravamo di poterle dare notizie migliori”.
Facendo zapping ci si imbatte nei talk show più vari che sembrano essere proiettati direttamente dalle corsie degli ospedali. Mascherine chirurgiche, camici, microfoni a distanza, notizie che anticipano di poco l’apocalisse. Tutto va a rotoli, e tutti provano a decantare ricette per uscire dalla melma: politici, “opinionisti”, conduttori, medici, “esperti di”(?). Per non rischiare di venire sopraffatti dall’angoscia bisogna cambiare canale e cercare relax e conforto in canali come il “9” che ci delizia con programmi come “Chi diavolo ho sposato?” o “Ho vissuto con un killer”. Il lato romanzato di simili tragedie e drammi familiari ce li fa apparire più digeribili dei talk show su citati.
Nel pomeriggio Mamma Rai ci viene incontro con programmi che hanno l’ambire di sopperire alla chiusura delle scuole e che in qualche modo integrano la dad. Imbattersi in certi monologhi fa rimpiangere la più problematica delle scuole medie. Lezioni, ad esempio, di antropologi che ci narrano le vicende delle sirene, a partire dal mito per arrivare al significato oggi attribuito a questo termine. Il progetto sarebbe anche interessante, se non fosse che la docente legge ogni parola che dice, perciò appare con gli occhi vaneggianti, persi ad inseguire lemmi che passano troppo lesti su uno schermo. A questo punto sarebbe stato meglio prendere spunto da Maria Giovanna Elmi, la “signorina buonasera” , e cercare di imparare la sua tecnica. Considerando che agli studenti solitamente viene chiesta una capacità di memorizzare testi e di esposizione molto maggiore. La scritta sul palmo con gli appunti sarebbe stato un gesto apprezzato.
Il picco si raggiunge con programmi ch’erano in voga negli anni ’80, come Geo, e che hanno attraversato indenni i decenni, senza revisionare nulla del consolidato format. Contenuti interessanti ma di un effetto soporifero paragonabile soltanto alle più potenti tisane alla valeriana. Mucche riunite in mandrie che si apprestano a raggiungere il punto della montagna in cui trascorrere la notte, durante la transumanza. La voce narrante concilia un relax profondo, il prete della piccola cittadina montana ci racconta le vicende dei partigiani… è un attimo. Il cuscino cede e il divano ci accoglie con indulgenza (e un po’ di pietà). Ci si sveglia che è l’ora de “l’Eredità”.
Il pilastro portante dei quiz Rai ci accoglie in uno studio vuoto con i concorrenti che sembrano usciti da barattoli di naftalina. Ognuno incarna un personaggio, immacolato e chiaro: la studentessa modello, l’ingegnere brillante, la casalinga con la passione della cucina, il ragazzo studioso che vuole fare lo scrittore. Domande di cultura si alternano a quesiti storici e di cultura generale. Curiosità/Storia/Geografia… e gli “ereditieri” si impegnano sfidando l’ultima frazione di secondo valida. Insinna, matador di questo circo, tira avanti con battute stantie, infarcite con appelli a donare, donare e ancora donare, per questa o quest’altra associazione, cinque, dieci euro, quello che si può. Donare per far andare avanti la ricerca scientifica. Ma è quando si pensa di aver assistito al peggio che ci rende conto che si può sempre scavare, raggiunto il fondo. È il momento in cui prendono parola le “professoresse”: ragazze che hanno da pochi mesi abbandonato l’adolescenza, ben truccate e dal sorriso curato, che ci deliziano con spiegazioni di fatti e termini di cui ignorano palesemente il significato. Insinna le ringrazia per il modo in cui elargiscono a noi pubblico a casa (poiché è assente quello in studio) pillole di sapienza. Ogni volta che vengono apostrofate “professoresse” un laureato in Lettere tenta di farsi fuori ingoiando il telecomando.
E arriva l’ora del Tg. Un’unica notizia seguita da notizie secondarie sempre sullo stesso tema. In parlamento non si discute d’altro. Nelle strade non si parla d’altro. E gli inviati intervistano passanti che dichiarano che sì, è dura, e che l’aperitivo prima si faceva alle otto e che ora si fa alle cinque. All’ora del tè. Esattamente lo stesso tè che io continuo a maledire e a cui addosso le colpe del mio stato di veglia. Perché dopo una giornata così ci si può solo augurare di prendere sonno alle 21.00, in modo da farla finire il più presto possibile.
Vado a letto rimpiangendo i tempi di Bim Bum Bam e chiedendomi dove sono andati a finire quei programmi che tempo addietro, ai tempi dell’università, non riuscivo a seguire come avrei voluto, perché la precedenza era sempre data allo studio. Mi passano davanti come fantasmi, e mi chiedo se mai siano davvero esistiti Lucarelli, Minoli, Massimo Manfredi…
Un ultimo malaugurio rivolto alla Telecom e al guasto tecnico che impedisce a Santa Internet di funzionare accompagna il mio tentativo di inabissarmi nel mondo dei sogni (e degli incubi). Domani è un altro giorno. Ma la tv sarà sempre la stessa, purtroppo.

Immagine tratta da: https://www.twinkl.it/illustration/tv-cartoon

Urbino in “Un modo semplice” – Luoghi d’autore

Riporto un articolo scritto da Emanuela Riverso, curatrice del Magazine del Turismo Letterario “Luoghi d’autore”

Flavia e Manuel, i protagonisti dell’ultimo romanzo di Daniela Piras, Un modo semplice (pubblicato da Talos Edizioni), sono due studenti universitari che, nelle pagine iniziali del libro, ascoltano insieme la canzone Trovami un modo semplice per uscirne dei Verdena. Attraverso la stesura di un diario, i due studenti raccontano il loro incontro, l’amore, la storia che si frantuma, la persecuzione dell’uno nei confronti dell’altra. Saper chiedere scusa e saper perdonare sono i difficili passi che i due giovani devono imparare a compiere. Il tutto avviene sullo sfondo di una antica città universitaria, Urbino, definita dai due studenti la città ideale in quel momento della loro vita.
Proprio l’ambientazione di Un Modo semplice costituisce un’importante novità: le vicende nei lavori precedenti di Daniela Piras si svolgono sempre in Sardegna (sebbene nel romanzo Leo il luogo non sia determinante per lo sviluppo della trama) ma questa volta la scrittrice ha sentito il bisogno di ricorrere principalmente alla città di Urbino, «la città ferma nel tempo, sempre uguale a se stessa, cristallizzata e perfetta». Tutti aggettivi che non appartengono ai due protagonisti del suo romanzo, i quali invece cambiano, crescono, e di certo non sono perfetti.
Eppure possiamo rintracciare delle corrispondenze perché la città marchigiana sembra la proiezione di uno stato d’animo ben definito, di cui Flavia prende quasi improvvisamente coscienza. Un mattino, mentre Manuel ancora dorme, la giovane esce a fare due passi. Nel suo diario racconta: «osservai la cittadina come se fosse la prima volta; i colori delle strade, i muri, quelle salite che mi erano familiari, alle quali ero affezionata ma che, allo stesso tempo, cominciavano a starmi strette. Una sensazione difficile da spiegare con le parole. Era la mia città, in quel momento, e la adoravo. Allo stesso tempo, però, avevo la sensazione che mi avesse dato tutto quello che poteva, esattamente come Manuel, e che fosse arrivato il tempo di cambiare. Mi sembrava che mi fosse restata soltanto la possibilità di girare in tondo, di rivivere le stesse cose che avevo già vissuto, come se le esperienze di vita seguissero le stesse strade».
Dal momento in cui Flavia raggiunge questa consapevolezza tutto precipita, cambia in maniera radicale. Daniela Piras pone l’accento, come sempre accade nei suoi lavori, su alcuni aspetti di un problema reale. Qui l’autrice tratta i difficili temi della violenza psicologica e fisica, dello stalking. Registrando gli stati d’animo dei personaggi, esplorati nel profondo, l’autrice, con una scrittura nitida ed elegante, ci regala il punto di vista dei due protagonisti, garantendo un equilibrio delicato e per nulla scontato. L’autrice non giudica Flavia e Manuel, non sostiene l’uno o l’altra; lascia che i due protagonisti si raccontino e affida al lettore la libertà, se ne avverte l’urgenza, di prendere una posizione.
Come scrive nella prefazione la criminologa Cinzia Mammoliti, precursore in Italia sull’argomento manipolazione relazionale e violenza psicologica, «l’ Autrice ha costruito il libro creando un vero e proprio equilibrio tra i due personaggi. La scommessa vinta è stata parlarne in modo onesto e dare ai due protagonisti lo stesso peso. […] Da leggere tutto d’un fiato».
Il libro è dedicato «a chi, la vita, l’ha solo sentita raccontare. A chi vede oltre il buio e riesce a cambiare strada».
Informazioni sull’Autore – Daniela Piras è nata a Sassari nel 1977. Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienze della Comunicazione e Giornalismo presso la Facoltà di Scienze Politiche di Sassari. Collabora con varie testate giornalistiche locali ed è redattrice della rivista “Camineras”. Ha all’attivo la pubblicazione di una raccolta di racconti e poesie Parole sugli alberi (2011), un romanzo Village (2013), una raccolta di racconti intitolata Crash (Marco Del Bucchia, 2015). Per Talos Edizioni ha già pubblicato, nel 2017, un romanzo dal titolo Leo.

Uscite di Emergenza: antologia di racconti edita da Linee Infinite Edizioni

“Uscite di emergenza” antologia di racconti a cura di Maria Cristina Parrella.

Un’antologia nata in un momento molto difficile per il nostro Paese. Sessanta autori reclutati sul web, data l’impossibilità a muoversi dalle proprie case. Le “Uscite di emergenza” hanno rappresentato le nostre vie di fuga. Racconti umoristici, racconti gialli, racconti “piccanti”, racconti romantici, racconti che toccano argomenti sensibili e drammaticamente attuali. Ogni autore ha intrapreso una o più strade per uscire, almeno mentalmente, dall’incubo della pandemia.
Febbraio 2020: primi casi di Covid­-19 anche in Italia e istituzione delle Zone Rosse in alcuni comuni lombardi. Marzo 2020: tutta l’Italia è Zona Rossa. Inizia la fase 1, il “lockdown”, la chiusura totale. Per due mesi non si potrà uscire dai confini dei propri comuni; non si potrà uscire di casa, se non per pochi e comprovati motivi. Per questo motivo c’era bisogno di “Uscite di emergenza”.

Maria Cristina Parrella è la curatrice di questa antologia di racconti. La nostra scrittrice ha inventato il progetto denominato “Uscite di emergenza” reclutando gli autori che compongono questa squadra. Sessanta autori per sessanta biografie da raccontare; troppe, per essere incluse nell’antologia. Se siete curiosi di sapere chi sono, andate sul nostro sito web http://www.lineeinfinite.com, inquadrate con il vostro smartphone o cliccate il QR Code e vi si aprirà la pagina FaceBook con le loro schede.

Autore: A cura di Maria Cristina Parrella
Genere: Raccolta di racconti
Collana: Narrativa
Anno: 2020
Pagine: 462
Prezzo: € 18,00
ISBN: 978-88-6247-248-7

La nostra risposta al Covid-19…
Solo con Linee Infinite… emozioni tra le righe!

All’interno anche un mio racconto dal titolo “Un ottobre quasi estivo”

http://www.lineeinfinite.com

Intervista a Dodi Battaglia: leggendaria chitarra dei Pooh

Tra pochi giorni, esattamente il dieci di luglio, uscirà il vinile 33 GIRI 180 GR. + album fotografico di “PERLE 2” (Azzurra Music) di DODI BATTAGLIA, il disco live in edizione limitata e autografata. Qualche settimana fa ho avuto il privilegio di intervistare telefonicamente, per SH Magazine, questo grande musicista. Dodi mi ha risposto dalla sua assolata Bologna, da dove si è detto subito nostalgico di chi, come me, si trovava in Sardegna; aveva una grande voglia di raggiungere la sua casa al mare qui, che si trova proprio di fronte all’isola di Tavolara, e mi ha invitato a darci confidenzialmente del tu. È venuta fuori una bella chiacchierata telefonica, semplice e ricca di umanità allo stesso tempo, che qui riporto nella sua versione integrale.

L’ album “Perle live 2” esce in un momento in cui i concerti sono sospesi.
Nei brani scelti per questa raccolta si parla della vita di tutti i giorni, di sensazioni comuni a molti, delle illusioni (e conseguenti disillusioni), dei conflitti che si vengono a creare nel corso di una relazione di coppia. Temi che riguardano tutti e che, insieme alla formula “live”, tendono a creare un legame molto forte tra chi suona e chi ascolta.
Questo disco può essere considerato come un modo surrogato per tenere vivo il legame con il proprio pubblico in questo momento ed evocare l’atmosfera particolare che si respira durante un’esibizione dal vivo?

Ad oggi lo si può intendere anche in questi termini. È una chiave di lettura a posteriori, ovviamente; il disco nasceva con altri presupposti, gli stessi con cui è nato “Perle 1”: per suggellare su un supporto quello che è stato un gran successo in teatro e di conseguenza discografico. È stato tale che si è pensato di organizzare il tour anche quest’anno: un tour partito ad ottobre che avrebbe dovuto concludersi a marzo, e che avrebbe dovuto bissare questo grande successo. A me non piace rifare le cose uguali, quindi ho pensato d’inserire in “Perle 2” altri dieci brani per offrire qualcosa di nuovo alle persone che venivano a sentire il concerto e di creare un cd. Avrei voluto registrare questi brani durante un concerto unico ma non è stato possibile perché le ultime tre date in programma sono state annullate: quella di Milano, Verona e Brescia, e il programma era di registrare il cd proprio durante il concerto di Brescia. Per trasformare una sfortuna in qualcosa di positivo ho riascoltato le registrazioni fatte nel corso del tour e ho selezionato il meglio. Grazie a questa scelta ne è scaturito una specie di “the best of”. Successivamente il tecnico ha mixato nel suo studio e spedito a me le tracce; a quel punto io, che ho uno studio di registrazione sotto il mio appartamento qui a Bologna, non ho fatto altro che perfezionare al millesimo quello che era già un ottimo lavoro.
Perle nelle perle ho voluto aggiungere un brano che mi è stato proposto dal musicista Marcello Balena, un brano d’ispirazione jazz che abbiamo scritto insieme; ne è nato un pezzo che non rientra in quelli che sono i brani storici dei Pooh ma che fa sempre parte del mio tipo di linguaggio musicale (Dodi ha conseguito nel 2017 il Diploma Accademico Honoris Causa di secondo livello in “Chitarra elettrica jazz” presso il Conservatorio “Egidio R. Duni” di Matera; N.d.R.).

Puoi raccontarmi qualcosa della collaborazione con Marcello Balena in cui hai potuto esprimerti in un ambito musicale diverso da quello noto ai più?

Il mio approccio con il Jazz, con il Prog o la Fusion, quella classica degli anni ‘70/’80/’90 che prevede la conoscenza di John McLaughlin, Di Meola, Chick Corea, di tutti i grandi non tanto del jazz stretto ma della fusion tra il jazz e quello che era il rock e il pop, ha influito molto nella mia maniera di essere di quel periodo. Quando Marcello Balena, che io non conoscevo, è venuto ad ascoltare un concerto di “Perle”, e mi ha proposto di partecipare ad un suo brano come ospite io gli ho risposto che sarei potuto essere interessato. In quel momento però non pensavo di avere del tempo a disposizione da dedicare a questo progetto. Invece, dopo poco, mi sono trovato a casa con tempo e voglia di sperimentare, con possibilità anche di fare cose diverse. È stato un bellissimo invito a mettermi alla prova, a sconfinare in un mondo artistico diverso.
Ho collaborato con tantissimi artisti, del resto: Gino Paoli, Zucchero, Vasco Rossi, Mia Martini… per cui quando Marcello mi ha sottoposto il brano mi sono offerto di completarlo insieme e di suonarlo insieme, e lo abbiamo realizzato in un sistema di lockdown, ognuno nei propri studi. È stato bello: un completamento di un’idea a distanza, quasi senza conoscersi. È venuto fuori un unico indirizzo da condividere fatto di buona musica.

Il brano in questione è “Sincerity”, l’unico inedito del disco, e nasce dall’idea di spiegare il modo in cui l’artista si pone nei confronti della musica. Quanto pensi conti il modo in cui ci si approccia alla musica, e quanto è importante questo approccio per poter stabilire una relazione profonda con quest’arte e non limitarsi ad esserne un mero esecutore?

Io ho cominciato a suonare quando avevo cinque anni, e sto per compierne sessantanove, quindi è un po’ di tempo che mastico musica; non siamo, però, fatti tutti allo stesso modo. Parto da alcuni presupposti: intanto la musica non ha mai fatto male a nessuno (sorride); è un sistema di aggregazione, di comunicazione che va al di là di quelli che sono i confini nazionali ed internazionali. Mi ricordo che sentivamo i brani che arrivavano dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra e capivamo il senso di ciò che dicevano anche se non capivamo le parole; questo perché arrivava una sensazione, un feeling, un mood. La musica è per me, e per tutti, una compagna di vita fantastica: cosa sarebbe il mondo senza la musica? Cosa sarebbe un film senza la colonna sonora? O cosa sarebbe andare al supermercato a spingere il carrello se non ci fosse una bella musica di sottofondo? Io credo che chi, come me, ha la fortuna di avere la musica come mestiere, debba innanzitutto capire che si tratta di uno strumento o anzi, meglio ancora: che noi siamo strumenti in mano alla musica, strumenti in mano alla creatività.Noi non possiamo far altro che studiare, metterci nelle condizioni di farci trovare pronti, perché prima o poi la vita e la musica ti danno la possibilità di metterti alla prova. Occorre studiare, mettersi nelle mani della musica e in quelle di Dio, ed essere “strumento di comunicazione” tra noi, insieme al nostro strumento, e il pubblico; perché la musica fatta da soli, col proprio computer davanti, non vuol dire proprio niente. Chiunque la faccia non vede l’ora di farla sentire alla propria fidanzata, al proprio amico, al proprio condominio, al proprio quartiere, alla propria provincia e alla propria regione. La musica è fatta per essere condivisa.

Che rapporto hai con il tuo pubblico?

Ho un rapporto di grande rispetto, di grande gratitudine. Dopo cinquant’anni che faccio il mestiere del musicista – il musicista di successo – non posso che dire «grazie» alla buona sorte. Grazie al po’ di talento che la mia famiglia mi ha voluto regalare –tramite il mio DNA di musicista – e grazie soprattutto alle persone che mi hanno permesso di esternare questa mia maniera di essere, perché sono tanti i musicisti che si sono affacciati in questo mondo e che sono scomparsi dopo sei mesi, o dopo sei anni.
Io ho cinquant’anni di carriera, ho venduto più di cento milioni di dischi, ho inciso più di trecento canzoni solo con i Pooh, ho avuto collaborazioni nazionali e internazionali, ho viaggiato per il mondo. Io devo dire «grazie» a Dio e «grazie» al mio pubblico.
Chi ha avuto un tale successo come me non può non ringraziare il cielo ogni mattina che si sveglia per avere avuto la possibilità di fare di una passione una professione: questa è la cosa più bella che mi è accaduta.

Come hai vissuto il periodo di confinamento sociale forzato? Cosa ti è mancato di più e cosa hai, come è successo a tanti, riscoperto in quei giorni?

Mi è mancata la condivisione: regalare delle emozioni al prossimo, condividerle con i miei musicisti, con il pubblico, ogni sera. Non c’è niente di più gratificante. Ho scoperto chi sono gli amici veri. In un momento di grande riflessione che ognuno di noi ha avuto in questo periodo – o sta avendo – ho scoperto quelle che sono dentro di me le cose e le persone più importanti; è stato un momento di profonda introspezione che mi ha portato – credo – a maturare ancora di più.

Intervista pubblicata da Shmag.it il giorno 28 maggio visibile cliccando sul Link: https://www.shmag.it/show/musica/28_05_2020/quattro-chiacchiere-con-dodi-battaglia-su-perle-2-il-suo-ultimo-album-live/

Prima presentazione ufficiale di “Un modo semplice”

A pochi mesi dalla sua pubblicazione, è stato finalmente possibile organizzare la prima presentazione ufficiale di “Un modo semplice”.
Accompagnata dalla bravissima giornalista Francesca Arca, la presentazione si è svolta a Tissi, in piazza Peppino Impastato, davanti a un pubblico a cui sono stata particolarmente grata, in considerazione non solo dell’interesse dimostrato ma anche della prova di coraggio che ha dato, visto le temperature da estate inoltrata.
L’evento è stato organizzato dalla biblioteca e dall’Amministrazione comunale di Tissi in collaborazione con il Sistema Bibliotecario Coros Figulinas e la Cooperativa Comes.
Di seguito qualche immagine della serata di venerdì 26 giugno.